Storia dei vini in Sicilia: il nettare degli Dei che perdura nei secoli

I vini siciliani sono prodotti di altissima qualità e apprezzatissimi in tutto il mondo, ma ne conosci la storia?

Il vino ha accompagnato la storia dell’isola dalla notte dei tempi e ciò è dimostrato dal fatto che nella zona dell’agrigentino son state rinvenute tracce di ampelidee, una famiglia di piante alla quale appartiene la “Vitis vinifera”, la specie che produce l’uva per vinificare, risalenti addirittura all’età Cenozoica o Terziaria, quindi a 65 milioni di anni fa. Molte uve, oggi considerate locali, son state introdotte dai Fenici, ma si devono ai Greci, già consumatori di questa bevanda.

Dopo l’Impero Romano e con l’avvento del Cristianesimo, le terre isolane divennero di proprietà della Chiesa che sostenne la produzione del vino grazie agli insediamenti monastici, che giocarono un ruolo chiave per lo sviluppo moderno dell’enologia. Si sa, vini e viti erano fondamentali per celebrare l’eucarestia. Con i Musulmani la produzione del vino sparì completamente, perché il Corano non permetteva (e permette) il consumo di alcol. Solo con l’arrivo dei Normanni il vino riemerse con una doppia valenza: sacra e profana.

John Woodhouse: 1773 una data da ricordare

Nel 1773, a causa di una brutta tempesta, John Woodhouse, commerciante di Liverpool, sbarcò a Marsala invece che a Mazara del Vallo, dove era diretto per concludere un affare. Per festeggiare lo scampato pericolo, si recò in una osteria e lì gli venne servito il Perpetuum, un vino forte, prodotto da quelle parti, simile al Madeira o al Porto, proprio quello che piaceva agli Inglesi. Il commerciante, assaggiandolo, decise di portarne un po’ nella sua città solo che il vino non avrebbe retto durante il viaggio; cosa fece? Aggiunse più alcol, così da aumentarne la gradazione e assicurando la conservazione del vino fino a destinazione. Indovinate com’è andata? Il vino andò a ruba.

Questo successo fece prendere una decisione importante a Woodhouse: trasferimento immediato a Marsala per aprire la sua azienda. Alla fine del XXVIII secolo il Vino Marsala era su tutte le navi di Sua Maestà Giorgio III. Persino il generale Nelsol era solito bere il vino siciliano dopo ogni vittoria!

Da questo momento in poi il commercio del vino siciliano interessò anche altri imprenditori inglesi, come Benjamin Ingham e, successivamente, il nipote John Whitaker.

E gli italiani? Vincenzo Florio!

Se la tua domanda è: “ma scusate perché nessun italiano ha intercettato questo successo?” ti fermiamo perché bisogna attendere il 1832. Il calabrese Vincenzo Florio aveva acquistato un terreno in un tratto di spiaggia sito tra i bagli di Ingham e di Woodhouse; qui costruì le sue Cantineche rispecchiavano lo stile anglosassone dell’epoca, con ampi archi a sesto acuto e pavimenti in “battuto” di polvere di tufo. Dopo circa 20 anni la Florio riuscì ad affermarsi proponendo un Marsala di qualità.

Nel 1860 la famiglia Florio aiutò i garibaldini a nascondersi durante lo sbarco. Il gesto fu talmente apprezzato da Garibaldi che donò una collezione di fucili alla famiglia, ancora esposti e ben visibili durante la visita in cantina. Pur essendo astemio assaggiò la versione dolce del Marsala, gli piacque così tanto che convinse la famiglia Florio a dedicargliene la variante Garibaldi Superiore (non più prodotta).

1800, il secolo delle cantine storiche

È durante il XIX che nascono le prime cantine siciliane: Duca di Salaparuta (1824), Amodeo (1837), Rallo (1860), Curatolo Arini (1875), Carlo Pellegrino (1880) e Lombardo (1881). Lo sviluppo della viticoltura Siciliana durante il XIX secolo si concentrò prevalentemente nell’area Etnea; nel 1880 Catania era la provincia più vitata della Sicilia con circa 92.000 ettari e un milione di ettolitri di vino prodotto. La produzione era talmente importante che costruirono la ferrovia Circumetnea che consentiva il collegamento con il porto di Riposto, da cui il vino prendeva la via del mare verso altri paesi.

1970 Etichettatura DOC

Fra le zone DOC della Sicilia spiccano: Marsala, Pantelleria e Lipari. Due vini DOC interessanti sono: Moscato di Noto e Moscato di Siracusa. Fra i vini rossi le aree DOC che possiamo segnalarti sono: Cerasuolo di Vittoria, prodotto con uva Frappato, e Faro, una zona di sicuro interesse ma poco sfruttata. Il Nero d’Avola è presente in quasi tutte le aree DOC dell’isola, confermando la sua importanza.

Per quanto riguarda le uve a bacca bianca più diffuse nelle aree a denominazione della Sicilia, il primato spetta al Catarratto e all’Inzolia. In Sicilia sono attualmente previste 19 DOC e precisamente: Alcamo, Cerasuolo di Vittoria, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Eloro, Etna, Faro, Malvasia delle Lipari, Marsala, Menfi, Monreale, Moscato di Noto, Pantelleria, Moscato di Siracusa, Riesi, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice e Sciacca.

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