Bandiera Sicilia trinacria

Guardando la bandiera della Sicilia, ti interrogherai sicuramente sulla particolare figura posta al centro.

Pensando alla bella isola del mediterraneo, avrai sicuramente pensato a qualcosa che avesse a che fare con le arance, o magari facesse riferimento all’Etna.

E invece questa strana donna, qualche spiga di grano, delle ali d’aquila, dei serpenti… e tre gambe!

Scopriamo insieme il passato fantastico di questa antica regione ricca di storia e tradizione.

Le tre gambe 

Questo simbolo si chiama Trinacria o Trischele (le tre gambe), ed è un simbolo antichissimo e diffuso già in gran parte del mondo allora conosciuto.

Basti pensare che un simbolismo simile era utilizzato dai vichinghi molto tempo prima e prendeva il nome di Triskell. Si trattava di tre S a base triangolare che si comportavano in maniera analoga alle gambe della trinacria.

Nel simbolismo il tre assume un significato particolare, anzi, se ci pensi bene è il concetto sulla quale si basano la maggior parte delle religioni.

Il tre è perfezione.

Trinacria Sicilia

E tre sono anche gli angoli del triangolo che punta verso l’alto, figura geometrica fondamentale, che simboleggia la stabilità morale dettata dai due angoli di base e la perfezione spirituale che tende verso l’alto. (la Sicilia è un triangolo)

Oltre tutto la trinacria appartiene alla stessa famiglia della Swastika, simbolo associato oggi ad un periodo macabro della storia dell’uomo, ma un tempo ritenuto il simbolo del sole e del cambiamento ciclico. Addirittura per alcuni secoli fu considerato il simbolo di Gesù Cristo.

Era considerato inoltre un simbolo dotato di poteri apotropaici (dal greco apotropaios, che allontana il male).

La gamba in sé e in particolare il ginocchio era simbolo di forza, infatti era consuetudine per i guerrieri spartani dipingerne uno sullo scudo.

Ma le origini delle tre gambe sono plausibilmente da attribuire ad un aspetto meno esoterico, infatti osservando la geografia dell’isola è facile notare tre promontori che svettano sull’isola: Capo Peloro, Capo Passero e Capo Boeo.

La donna 

Medusa Caravaggio dipinto

 

È quasi universalmente riconosciuto il fatto che al centro della Trinacria ci sia la testa di Medusa, la potente e malvagia Gorgone figlia di Forco e di Ceto.

Attorno a Medusa si compongono le trame delle avventure di Perseo, l’eroe che tramite la sua astuzia e la sua forza riuscì a decapitare la Gorgone riportando la pace.

Ma volendo analizzare a fondo l’immagine posta sulla trinacria ci renderemo conto che qualcosa non torna.

Dobbiamo utilizzare una chiave di lettura diversa!

Facendo un passo indietro ci renderemo conto che la Sicilia è stata influenzata tanto dai greci, che a loro volta furono influenzati dagli egizi.

Sulla base di questo, gli elementi a disposizione assumono un significato profondamente diverso.

I serpenti 

Il serpente per gli egiziani era un animale considerato sacro, esso infatti rappresentava la capacità di rinascere e di ringiovanire, il continuo ciclo tra vita e morte.

Analizzando con precisione l’immagine possiamo notare quattro serpenti in totale, due per ogni direzione. Molto probabilmente possiamo attribuire a questo simbolismo il principio dualistico dell’Assoluto, l’equilibrio tra bene e male, luce e ombre.

Ali di aquila 

Sempre tenendo come riferimento la simbologia e l’esoterismo egizio possiamo attribuire alle ali d’aquila il significato di forza vitale, come spirito che vince sulla materia, che calza a pennello se consideriamo il caldo temperamento dei siciliani.

Spighe di grano 

Questo elemento è quello che meno ha bisogno di interpretazioni, perché comune come simbolo e richiama ovviamente all’abbondanza e la ricchezza della terra.

Le ninfe danzanti e l’origine dell’isola 

Una curiosa e divertente leggenda vuole spiegare la nascita della Sicilia e il perché della sua bellezza e ricchezza.

Secondo il mito, vivevano delle ninfe che amavano andare in giro per il mondo, visitando i posti più belli e prendendo di volta in volta qualcosa: frutti maturi, sassi, terra.

Volevano cantare e danzare senza fermarsi mai, sempre alla ricerca di qualche posto che potesse offrire loro delle nuove emozioni.

Un giorno però attraversarono un tratto di mare dove l’acqua era particolarmente limpida, il cielo splendidamente azzurro e il vento era leggero.

Decisero quindi di iniziare a danzare, e nel farlo iniziarono a buttare tutto quello che avevano raccolto per il mondo.

In quel preciso istante, il mare sotto di loro iniziò a gorgogliare e a poco a poco iniziarono ad emergere terre, fiumi, pianure e colline ricche e rigogliose.

Le ninfe continuarono a danzare per giorni e proprio sotto di loro presero vita i promontori siculi, dando così alla Sicilia la forma triangolare che tutt’oggi mantiene.

Taormina Isola bella

Sicilia: origine del nome antico 

Fino ad ora abbiamo considerato la bandiera della bella isola nel mediterraneo.

Ma che significa Sicilia?

Gli esperti di storia e lingue del passato attribuiscono alla parola Sicilia l’unione di due vocaboli molto antichi: Sik (il fico) ed Elia (l’ulivo).

Considerazione abbastanza autorevole e sensata visto che sono due tra i frutti che crescono più rigogliosi sull’isola, ma il mito propone una versione molto più interessante

La principessa Sicilia 

Proprio come Roma, secondo il mito anche la Sicilia ha delle origini regali.

È importante dire non si tratta di un mito risalente al periodo della Magna Grecia, infatti è rinato nel periodo della dominazione bizantina o saracena.

(Non dimenticare che prima l’isola si chiamava Trinacria)

Protagonista di questa vicenda è una principessa chiamata Sicilia proveniente dalle lontane lande orientali al di la del Mediterraneo. Dopo i primi anni dalla sua nascita, fu interpellato un oracolo.

La profezia prevedeva che sarebbe morta divorata a quindici anni sotto l’attacco di un famelico mostro, chiamato Greco-Levante (chiaro riferimento all’impero bizantino, visto in maniera non positiva dagli abitanti dell’isola).

L’unica soluzione al problema sarebbe stata partire prima del compimento dei quindici anni, e così fece.

Per tre mesi navigò da sola per il mar Mediterraneo e quando pensava di essere giunta alla fine dei suoi giorni, finalmente atterrò su un’isola florida e meravigliosa.

Molto presto poté nutrirsi e rifocillarsi, ma soddisfatti i bisogni fisiologici si accorse di essere comunque da sola. Iniziò un pianto ininterrotto che proseguì per lungo tempo fino a farle consumare tutte le lacrime.

Quando tutto sembrava perduto, alla giovane Sicilia comparse un giovane che spiegò quanto successo: in seguito ad una pestilenza tutti gli abitanti del luogo erano da tempo morti.

Il motivo per la quale si trovava lì su quell’isola insieme con lui era perché gli dei scelsero loro per ripopolare l’isola. Per questo motivo l’isola è stata chiamata Sicilia, in onore della donna che ha portato in grembo la prima nuova generazione.

Chiaramente la leggenda è stata riadattata, infatti volendo trovare delle radici più autentiche sfociamo nel mito di Egesta.

Anche lei abbandonata dal padre su una barca per sfuggire dalle grinfie di un mostro inviato da Poseidone. Spinta però da venti favorevoli riuscì ad approdare in Sicilia dove convolò a nozze con Crìmso, un dio fluviale.

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